"L'Amante" in Portogallo

O AMANTE |
PRODUÇÃO | AKROAMA - TEATRO STABILE D'INNOVAZIONE CAGLIARI | ITÁLIA

Altice Forum - Braga · 14 de dezembro 2018 · 21h30 

Teatro Gil Vicente - Barcelos · 16 de dezembro 2018 · 21h30 





Pinter aborda aqui um tema delicado, no que respeita ao inconsciente e ao interesse que mantém vivo o relacionamento de um casal, através do jogo de reversão de papéis. No entanto, neste jogo, a proposta poderia ser uma crítica à sociedade supostamente livre e emancipada, que acredita que não se pode amar ou fazer sexo sem trair...
"O Amante" não é um texto que critica um período, um costume social, uma maneira de relacionar e gerenciar o desejo. O texto não critica, não expressa julgamentos, antes observa.
A força do espetáculo consiste em não dar respostas.

Pinter will certainly touch on a delicate subject, which concerns the unconscious and interest that keeps a couple's relationship alive through the role-reversal game. However, in this game, the work could be a critique of society supposedly free and emancipated, who believes that love or sex isn’t possible without betraying ...
"The Lover" is not a text that criticizes a period, a social custom, a way of relating and managing the desire. The text is not critical, does not express judgments, but observes.
The strength of the show is not to give answers.


FICHA TÉCNICA | CAST AND CREW
autor | author Harold Pinter
encenação | direction Lelio Lecis
espaço cénico | scenic space Lelio Lecis
figurinos | costume design Marco Nateri
assistente de encenação | direction assistant Erika Carta
assistente de cenografia| assistant to scenography Simone Dulcis
assistente de figurinos | assistant to costumes Noemi Tronza
direcção técnica | technical direction Lele Dentoni
fotografia | photography Laura Atzori
elenco | cast Lea Karen Gramsdorff, Simeone Latini

"Due attori eccellenti per Pinter"

"L'amante" per finta al Libero, due attori eccellenti per Pinter

Francesca Taormina
(la Repubblica - Palermo, 7 dicembre 2018)

Come riaccendere la passione che si spegne dopo tanti anni di matrimonio? Non c’è una ricetta valida per tutti. Ognuno ha i suo piccoli escamotage e Harold Pinter suggerisce ovviamente la potenza del teatro, con “L’amante”, andato in scena al Teatro Libero. Richard, Sarah e Max, lui lei e l’amante. Siamo di fronte al classico triangolo amoroso in una coppia borghese: Richard lavora nella City di Londra, lei sta a casa, sempre più annoiata e cosa c’è di più erotico di un tradimento? Qui i rispettivi amanti sono tollerati, tutti conoscono la verità e secondo i più ferrei comandamenti degli anni Settanta hanno trasformato la libertà in anarchia. La pièce inizia con questa battuta: “A che ora arriva il tuo amante?”.  “Alle tre” risponde Sarah e lui va via imperturbabile. Vanno avanti per 50 minuti, lui confessa di andare da una prostituta, così, senza impegno. Ma non sarebbe Pinter se non ci fosse un colpo di scena che spazza via ogni pregiudizio. L’amante non è altri che il marito. Si tratta, quindi, di un gioco di ruolo, un gioco delle parti, questo sì impegnativo, una partita a scacchi giocata sul letto o sul divano inclinato, a favore di pubblico, nel testo più pirandelliano del premio Nobel inglese. La gelosia anche se finta, genera una risorsa di libidine, riaccende il desiderio, ma il gioco è sopportabile se non diventa ripetitivo. Richard vuole mettere fine al gioco e lei si sente franare il mondo addosso.

Per reggere lo spettacolo ci vuole una coppia di attori eccellenti ed è questo il caso di Lea Karen Gramsdorff e Simeone Latini del teatro Akròama di Cagliari.



source: www.repubblica.it

"L'amante" in Sicilia



L'AMANTE in tournée


2/5 dicembre - Teatro Selinus - Castelvetrano
6/7 dicembre - Teatro Libero - Palermo





source: www.teatroliberopalermo.com

"Mikrokosmos" - photogallery

(ph M.Moledda)
(ph M.Moledda)

(ph M.Moledda)



(ph M.Moledda)

21 artisti per Telethon

Evento speciale dedicato all'arte contemporanea: un'asta di beneficenza, promossa da Auchan in collaborazione con il MACC - Museo d'Arte Contemporanea di Calasetta.
L'asta riunirà 21 artisti locali di fama internazionale e il battitore d’eccezione sarà il direttore del MACC Efisio Carbone.
L’evento si terrà il 17 novembre all‘hotel Regina Margherita di Cagliari, dalle ore 18.00.
I partecipanti potranno aggiudicarsi le opere offerte dagli artisti, e il ricavato sarà devoluto alla Fondazione Telethon.

Questi gli artisti che hanno concesso le proprie opere all'evento: Elena Achilli, Matteo Ambu, Maria Francesca Angius, La Fille Bertha, Maria Chiara Baccanelli, Piercarlo Carella, Federico Carta, Andrea Casciu, Simone Dulcis, Ilaria Gorgoni, Lea Gramsdorff, Raffaela Lombardi, Alberto Marci, Marcello Nocera, Marco Pautasso, Veronica Paretta, Barbara Picci, Laura Saddi, Maria Jole Serreli, Matteo Tauriello, Angelo Zedda.

"Mikrokosmos" - opere di Simone Dulcis e Lea Gramsdorff



Spazio (In)visibile apre le porte al Mikrokosmos di Simone Dulcis e Lea Gramsdorff,
una mostra che omaggia la creatività contratta e densissima che si esprime in lavori dalle ridotte dimensioni.

Una moltitudine di scatole nere e bianche, fulcro dell'esposizione, mostrano la loro natura sintetica e scultorea per rivelarsi, solo in seconda istanza, piccoli luoghi nascosti dai molteplici temi: teatri dell'io, questi oggetti-opera svolgono un'indagine tra l'eros e l'inconscio per condurci fino alla singola contemplazione nello spazio ristretto di una crepa sul cielo.
Dal Clavicembalo ben Temperato di Bach al Mikrokosmos di Bartòk la storia insegna che l'arte non ha dimensioni essendo capace di contenere mondi infinitamente piccoli in superfici limitate.

Completano la mostra opere che appartengono a ricerche più familiari a Simone Dulcis e Lea Gramsdorff, lavori che riconosciamo appartenere alla loro poetica, al loro Kosmos, come il Libro d'Artista di Dulcis, singolare raccolta di pensieri appuntati su carte lacerate, omaggio all'amore, all'assenza, al bisogno di cercarsi, alla capacità di trovarsi nonostante l'universo infinitamente grande.
(Efisio Carbone)


Mikrokosmos
Opere di Simone Dulcis e Lea Gramsdorff

dal 15 al 24 novembre 2018
spazio (in)visibile - via Barcellona 75 - Cagliari

"La coppia borghese in crisi d'identità e l'ironia di Pinter"

"La coppia borghese in crisi d'identità e l'ironia di Pinter"

La bravura degli interpreti esalta la lucidità del testo del Nobel

M.Pez.
(L'Arena - 21 novembre2018)

La lucidità nel delineare i rapporti umani nello scomodo realismo che il commediografo inglese Harold Pinter infonde alle sue opere, svela sempre l'elemento portante della sua poetica, ovvero la figura dell'intruso che sconvolge l'equilibrio di una situazione umana e ambientale.
Lo abbiamo apprezzato al Teatro Laboratorio, dove la compagnia Akròama - Teatro Stabile di Cagliari ha portato "L'amante", uno dei lavori minori del prolifico autore scomparso nel 2009 e premio Nobel per la letteratura nel 2005. Applaudito dal folto pubblico nelle tre serate di recita, la spiazzante commedia ha brillato in tutta la sua veridicità grazie alla bravura degli interpreti Simeone Latini e Lea Karen Gramsdorff che si sono calati nel ruolo della coppia borghese, ibernata nella routine, con naturalezza e carismatico charme, rendendo il loro rapporto "dignitosamente" in crisi molto veritiero, combaciante con la condizione di incomunicabilità e crisi di identità di molte coppie «aperte» d'oggi che si confessano le scappatelle e per movimentare il loro ménage ricorrono ai giochi erotici. Emerge incisiva e chiara l'interiorità dei tre personaggi in scena, la moglie, il marito e l'amante (incarnato dallo stesso Latini in doppio ruolo), ma si potrebbe dire che le figure sono quattro perché anche la donna è duplice, santa e meretrice, incapace di vivere se stessa appieno, anima e corpo, col marito che a sua volta accetta il gioco erotico fingendo di essere lui l'amante.


















Verona - Teatro Laboratorio - 9/10/11 novembre

"L'Amante" a Bologna e a Verona

L'Amante di Harold Pinter, nell'interpretazione di Lea Karen Gramsdorff e Simeone Latini per la regia di Lelio Lecis, torna in scena ai Teatri di Vita di Bologna e al Teatro Laboratorio di Verona




(l'incontro del pubblico con Lea Gramsdorff e Simeone Latini, condotto da Stefano Casi
ph: Teatridivita)

(da "la Repubblica")


Bologna - Teatri di vita - 2/3/4 novembre
Verona - Teatro Laboratorio - 9/10/11 novembre

"Monumento alle lacrime"

MONUMENTO ALLE LACRIME
opera-istallazione di Simone Dulcis e Lea Gramsdorff
dedicata alla Cripta di Santa Restituta
a cura di Efisio Carbone


In occasione della mostra ELEGIA, inaugurata presso la Cripta di Santa Restituta a Cagliari e visibile fino al 28 ottobre tutti i giorni dalle ore 10 alle 17, gli artisti Simone Dulcis e Lea Gramsdorff hanno realizzato, tra le dieci istallazioni site-specific, un lavoro su tela che riassume e sintetizza straordinariamente la relazione tra spazio, storia, memoria di un luogo così suggestivo come la cripta.
Quest'opera sarà presentata al pubblico in occasione della giornata del contemporaneo AMACI e per tutto il week-end. Sarà inoltre esposta una serie di bozzetti inediti relativi alla preparazione della mostra ELEGIA.

Monumento alle lacrime si presenta come fulcro del percorso: una tela colossale, di oltre sette metri, dalla forza pittorica straordinaria, un ponte tra terreno e spirituale, massima ispirazione dei due artisti che sembrano tenersi le mani in volo, come dentro un quadro di Chagall, mentre sotto ogni cosa scorre trascinata da quelle leggi di gravità su cui loro son riusciti a trionfare. Risulta davvero incredibile una tale sintesi poetica concessa generosamente a un progetto comune, al punto da poter sostenere che il meglio di entrambi gli artisti si è fuso su questa tela.
Il lavoro si snoda lungo una superficie interamente scritta da Lea Gramsdorff ispirata dalle pareti incise di nomi e di date del luogo sacro, a ricordare il bisogno di lasciare traccia di chi si rifugiava nel '43 in attesa che i bombardamenti cessassero; lentamente le scritte diradano verso i cieli sublimi di Simone Dulcis ormai sacralizzati nei tondi di cupole rovesciate, un viaggio ascensionale dal fisico al metafisico che annulla il respiro per colpire dritto al cuore.

Elegia è un'unica opera in dieci istallazioni che Simone Dulcis e Lea Gramsdorff dedicano alla Cripta di Santa Restituta, spazio sacro, luogo di fede, di vita, di morte, di storia, chiuso impolverato, insalubre sotterraneo di pietra scavata e scolpita in altari su cui mani giunte pregarono disperatamente in quel lontano '43 quando, storditi dal roboante suono delle bombe, donne, bambini e uomini smarrirono i sorrisi della quotidianità.
Simone Dulcis e Lea Gramsdorff che hanno scoperto nel lavoro a quattro mani un momento di riflessione comune risolto, in pittura, in forme complementari armonico-melodiche, realizzano un numero di stazioni creando un percorso preciso, un viaggio nel profondo, un canto orfico, una discesa, che è anche fisica, verso luoghi della memoria dove raccogliersi per ritrovare se stessi.


12-13-14 ottobre
h 19/21

Spazio InVisibile
Via Barcellona 75, Cagliari

"Elegia", omaggio alla memoria di Cagliari

"Elegia", omaggio alla memoria di Cagliari
Nella Cripta di Santa Restituta le struggenti installazioni di Lea Gramsdorff e Simone Dulcis

Alessandra Menesini
(L'Unione Sarda, 25 settembre 2018)


Potenti quanto delicati, gli interventi di Lea Gramsdorff e Simone Dulcis nella cavernosa e splendida cripta di Santa Restituta. "Elegia" è un complesso di installazioni, omaggio alla memoria della città di Cagliari. Alle anime stratificate di un ipogeo che fu cava di calcare in età tardo punica, deposito di anfore, luogo di culto per secoli abbandonato. Intitolato a una santa berbera martirizzata le cui reliquie hanno varcato il mare per approdare in Sardegna. Mantenendo il potere taumaturgico di allontanare le malattie se è vero, come afferma il canonico Spano, che le madri facevano rotolare i figli nella loro polvere, per immunizzarli dal vaiolo. Hanno scrutato lo spazio, i due artisti, accompagnati in questa discesa dal curatore Efisio Carbone. Hanno segnato di blu, di azzurro, di celeste la pietra scavata, decorata, abrasa, stillante. E indicato un cammino fatto di dieci stazioni.


La prima è il muro paraschegge, trafitto da frammenti di un inoffensivo cd. Fragile scudo alle bombe del 1943 sganciate da venti B16 americani. Sta per terra, subito alla fine delle tortuose scale, un colossale rosario disposto intorno a una altrettanto colossale colonna. Cosa facevate, hanno chiesto gli autori a chi ha conosciuto le sirene degli allarmi, quando vi rintanavate qua sotto? Pregavamo, ha risposto qualcuno, ogni grano allontanava la paura. Fede, dunque, e la gratitudine per lo scampato pericolo negli ex vot appesi come gocce di una pioggia leggera davanti alla colonna nera del sacrificio. Una miriade di cornicette che racchiudono frammenti di pittura e lavori miniati preziosi, dolci, struggenti. Non poterono "Rendere Grazie" coloro che il rifugio non salvò, quei novantasei cui sono dedicate le albanelle piene di un liquido colorato con tutte le tonalità di un fiore, il Nontiscordardime. Vasetti ermetici, custodi delle lacrime. Straordinaria la sensibilità con cui la polvere della dimenticanza viene scossa, e il passato si fa vivido e i cuori si aprono alla luce, come avviene nella lunga tela (sette metri) appesa sull'altare maggiore. Divisa a metà, di sopra lo slancio verso il cielo, sotto le parole scritte sulla parete e riportate sul dipinto come fossero graffite.

L'Elegia nel genere classico greco e latino era un "lamento al suono del flauto". Sommesso, come il mormorio e le note che accompagnano il visitatore in un corridoio - intensamente blu - che sfocia in una nicchia abitata da un vecchio cavallino, giocattolo dei bimbi di guerra. Tracce umane, in una mappa resa comprensibile dalla scelta di una linea cromatica che tutto unifica, e pur non perdendo la sua essenza spirituale, in qualche modo conforta. È situata in un anfratto, la pila di libri che saldamente sembra reggere il soffitto. Baluardo di carta che, nota Efisio Carbone nel testo di presentazione, "si contrappone ai roghi dei totalitarismi". E infine ci sono gli "Abbracci", nel punto conclusivo di un giro che può essere condotto anche senza ordine, seguendo il blu. Le figurine scolpite sono bianche e serrate dentro una teca che sembra un fanale. O un faro?

L'opera, splendido ultimo appuntamento della rassegna Monumenti & Stelle orchestrata dall'Associazione Orientare, sarà visibile sino al 28 ottobre, in via Sant'Efisio 8. 
Il 13 e il 15 dello stesso mese, la grande tela dipinta a quattro mani sarà ospitata allo Spazio (In)Visibile per le Giornate del Contemporaneo.


"Elegia" - photogallery




(photos: S. Ledda)
(ph: M. Spissu Nilson)



(photos: E. Onorati)
(ph: M. Moledda)

"Elegia - Omaggio alla memoria della città di Cagliari"



Elegia - Omaggio alla memoria della città di Cagliari
Installazione di Lea Gramsdorff e Simone Dulcis

a cura di Efisio Carbone
dal 22 settembre al 28 ottobre 2018
- rassegna "Monumenti & Stelle" -


Elegia, componimento doloroso che scioglie in versi il pianto per consegnarlo a un'umana coralità. Elegia è un violoncello che fa vibrare le sue corde più gravi nel canto di Fauré. Nello sguardo atterrito del satiro di Piero di Cosimo che piange la ninfa mentre tutta la natura partecipa simbolicamente al suo dolore. Nelle grandi arcate del basso che accompagna un tema struggente di Rachmaninoff.
Elegia è un'unica opera in dieci istallazioni che Simone Dulcis e Lea Gramsdorff dedicano alla Cripta di Santa Restituta, spazio sacro, luogo di fede, di vita, di morte, di storia, chiuso, impolverato, insalubre sotterraneo di pietra scavata e scolpita in altari su cui mani giunte pregarono disperatamente in quel lontano '43 quando, storditi dal roboante suono delle bombe, donne, bambini e uomini smarrirono i sorrisi della quotidianità.
Simone Dulcis e Lea Gramsdorff che hanno scoperto nel lavoro a quattro mani un momento di riflessione comune risolto, in pittura, in forme complementari armonico-melodiche, realizzano un numero di stazioni creando un percorso preciso, un viaggio nel profondo, un canto orfico, una discesa, che è anche fisica, verso luoghi della memoria dove raccogliersi per ritrovare se stessi.
Il colore blu ci guida come un filo di Arianna all'interno della cripta: blu profondo, lapislazzuli come nel cielo di Michelangelo che trema di fronte al Giudizio nella fioca luce di flebili candele. È il blu regale di Cristo, unico colore, insieme all'ormai cancellato rosso, dipinto sulla più antica e mutila statua presente in situ, forse dio pagano adeguato ai tempi non più suoi.

"Elegia" in progress...






"Il canto libero nelle chat-room nel nuovo film di Francesco Piras"



È stata girata all'imbrunire, sul bastione di Santa Croce, l'ultima scena del cortometraggio di Francesco Piras, "Il nostro concerto".

Quindici minuti per raccontare la storia di due persone che dialogano musicalmente attraverso gli schermi di un social network riservato a chi si ciba di canzoni e composizioni.

Al centro del racconto è Antonio, pensionato solitario che trova una graditissima e canora compagnia nelle chat-room di Superstar. Ovvero un auditorium virtuale in cui si esibiscono cantanti e strumentisti di tutto il mondo e di tutti i generi.

E ad interpretarlo il 74enne cagliaritano Giorgio Biolchini, alle cui vicende nella vita reale il regista si è ispirato.

Si chiama Paltalk il sito in cui il vero Biolchini si iscrive nel 1999. Da allora si è dotato di una buona attrezzatura, ha migliorato la tecnica vocale e trasmette live per intere giornate .

L'incontro con Piras è avvenuto al quartiere Castello, e il regista è rimasto colpito da quei movimenti del corpo, quel modo di battere il tempo e scrivere sulla tastiera che "facevano di Giorgio un personaggio unico".

Intorno al nucleo si è quindi sviluppata la trama. Antonio s'imbatte in Karen, una pianista tedesca che vive nella suite del Grand Hyatt Hotel di Berlino e nasconde un gravosissimo segreto. Niente sa di questo, il suo interlocutore. Che dunque invita in Sardegna, l'artista, impersonata da Lea Gramsdorff, per un duetto non più virtuale ma reale sul mare del Poetto, e a renderlo più bello le parole delle canzoni di Umberto Bindi, di Rino Gaetano, di Gino Paoli.

La colonna sonora del lavoro è realizzata dal compositore Romeo Scaccia con Carlo Doneddu.


"Il sacco umano" di Lea Gramsdorff per la Giornata della Memoria





L’indicibile crudeltà dell’uomo sull’uomo e le radici dell’odio sono al centro de “Il sacco umano” – inedito spettacolo del Teatro Laboratorio Alkestis con drammaturgia e regia di Lea Karen Gramsdorff, interpretato da Roberto Pettinau con Filippo Salaris e con la partecipazione di Sabrina Mascia, e impreziosito dalle scenografie e dalla colonna sonora di Simone Dulcis – che debutterà giovedì 25 e venerdì 26 gennaio a Quartu Sant’Elena.

Dopo “La III Onda” sulla pericolosa seduzione del nazionalsocialismo, la regista e drammaturga s’interroga sull’assurdità e sull’orrore della guerra e sulle ambiguità della storia ispirandosi alle parole di filosofi come Hannah Arendt e scrittori come Primo Levi, per raccontare una verità senza pregiudizi, in un viaggio nella mente e nel cuore umano – al di là del bene e del male.



“Il sacco umano” racconta l’incontro inatteso fra due personaggi – Luciano Adorni detto “il Luccio” e uno sconosciuto che come lui ha trovato rifugio in un edificio scolastico abbandonato: in Italia nell’estate del 1943, alla vigilia della guerra civile, in un clima di grande tensione per il soldato della milizia – come per chi si nasconde dentro un’aula potrebbe essere davvero un appuntamento con il destino. Le regole feroci che trasformano gli uomini in nemici, al di là di una barricata, in un’atmosfera sospesa, quasi onirica, sottolineata dalla colonna sonora, decideranno le sorti dei protagonisti: immersi in una sorta di incubo, gli spettatori saranno testimoni di una vicenda vera o fantastica, che riflette la condizione estrema degli individui in un tempo in cui è lecito e quasi inevitabile uccidere o essere uccisi.

Nel pieno del secondo conflitto mondiale, dopo l’abominio delle “leggi razziali” e l’armistizio dell’8 settembre, ideologie e visioni del mondo si combattono con le armi, in una spirale d’odio non ancora sopito, tra il ricordo vivo delle violenze e delle stragi nazifasciste, degli attentati e delle rappresaglie, degli spargimenti e degli eccessi compiuti da ambo le parti e la tragedia inenarrabile di una guerra fratricida. “Il sacco umano” propone una riflessione tra passato e futuro sulle implicazioni della guerra e gli effetti a breve e lungo termine di ogni scontro bellico, un invito a non dimenticare quel drammatico “fallimento dell’umanità”.







drammaturgia Lea Karen Gramsdorff

disegno scenico e progetto sonoro Simone Dulcis

con Roberto Pettinau

e con Filippo Salaris

e con la partecipazione di Sabrina Mascia

regia Lea Karen Gramsdorff