Fare dell’arte l’arte del fare - Lea Gramsdorff a RadioX


 «Ogni forma d’arte ha un bilanciamento diverso rispetto al fattore tecnico: la musica richiede una quantità di tecnica spropositata rispetto alla recitazione. Il mestiere dell’attore invece a un certo punto rende indispensabile il fatto che la tecnica sparisca completamente. Non c’è niente di peggio di vedere un attore che fa sfoggio di tecnica. Per arrivare a un certo grado di credibilità e naturalezza serve un grande lavoro di concetto, analisi e studio del personaggio. Si dice che l’attore è “sia il musicista che lo strumento”: quello che è importante imparare è far lavorare bene queste due entità e diventa fondamentale trovare la propria tecnica. E inventare la propria calligrafia, la propria grammatica, la propria sintassi. Una volta che trovi quello, il problema della tecnica non c’è più…»



"Fare dell’arte l’arte del fare": In compagnia di Gianluca Floris, con la regia di Pietro Medda, un ciclo di puntate dedicate al mondo delle arti, per capire dalla voce dei protagonisti cosa significa il mestiere dell’artista: l’ospite di questo appuntamento è l’attrice e pittrice Lea Gramsdorff. Con lei abbiamo parlato del mestiere dell’attore nel cinema e nel teatro e del percorso che l’ha portata ad esprimersi anche attraverso le arti visive.



source: www.radiox.it

FiloDiffusione - lezioni di teatro CeDAC

 FiloDiffusione - Le Drammaturghe

Costa, Fracassi, Gramsdorff

Dialoghi a distanza tra attrici e autrici con FiloDiffusione, il nuovo progetto del CeDAC per la divulgazione della cultura teatrale che prende il via - non casualmente - lunedì 8 marzo con la prima "puntata" del trittico dedicato alle drammaturghe contemporanee. Sotto i riflettori, tre interpreti raffinate e versatili quali Lella Costa, Federica Fracassi e Lea Karen Gramsdorff per tre viaggi attraverso la vita ma soprattutto le opere (rispettivamente) di Franca Valeri, Sarah Kane e Dacia Maraini.

Le conversazioni, coordinate da Irene Palladini (ricercatrice di Letteratura italiana contemporanea presso l’Università degli Studi di Cagliari) e dalla giovane laureata Francesca Melas, toccano diversi punti, dalle peculiarità della scrittura e del linguaggio all’urgenza e attualità dei temi trattati, dalla costruzione dei personaggi all’ambientazione, fino all’intreccio tra vita e arte.
L’idea di un approccio insolito e informale - pur nel rigore dello studio e della ricerca - sui capolavori della storia del teatro e sulla nuova drammaturgia italiana e mondiale nasce dalla necessità di rifondare la conoscenza e la frequentazione del teatro e delle arti performative alla luce di una estetica contemporanea.
FiloDiffusione offre agli spettatori più avvertiti e curiosi, e in particolare alle giovani generazioni, strumenti di approfondimento e visioni differenti sui vari aspetti di una mise en scène. Spazio ai grandi maestri e ai protagonisti del panorama nazionale e isolano, in una narrazione a più voci, quasi a comporre un “catalogo” ragionato, una “libreria” multimediale in cui trovano spazio celebri monologhi e dialoghi, pietre miliari della storia del teatro e testi originali.


A.D.Stanza - gallery

 







A.D.Stanza - Antiche Dimore Storiche

Galleria Macca è lieta di presentare A.D.STANZA, una mostra che si inserisce nell’ambito della collaborazione con Casa Falconieri al progetto "Antiche Dimore Storiche".
La mostra si articola in quattro appuntamenti in cui diversi gruppi di artisti presentano lavori inediti prodotti nel 2020 durante il lockdown. Ad aprire il dialogo, il 29 ottobre, Gabriella Locci, Crisa e Alberto Marci; il 12 novembre è la volta di Veronica Paretta, Lea Gramsdorff, Nicolò Bruno e Irene Balia; seguono Marco Ceraglia, Pietro Desirò e Giovanna Secchi dal 24 novembre; infine Giulia Casula, Simone Dulcis e Irene Podgornik Badia dal 3 dicembre.



La misura di certe distanze è data dai silenzi percorsi, gli stessi che sembrano custodire le opere di Gabriella Locci, Crisa e Alberto Marci.
Nati dal forzato confinamento del lockdown i lavori dei tre artisti sembrano capitoli di una narrazione comune che mostra, sotto differenti luci e prospettive, una reazione alla straordinarietà della condizione vissuta. 
Solitudini collettive che Gabriella Locci affronta come mistica ascesi, sofferta condizione che libera il pensiero e lo innalza oltre la corporeità e le limitazioni fisiche. I suoi piedi scalzi sono una summa pauperistica che universalizza la condizione umana. 
Crisa si inabissa nei labirinti dell'urbanità contemporanea, città di un futuro distopico dove il silenzio è metafisica e l'uomo non trova più consolazione se non guardando al cielo mentre sente incombente il suo disfacimento.
I lavori lunari di Alberto Marci si abbandonano alla contemplazione, la natura prosegue nei suoi cicli immutati indisturbata, forse più felice, questa è la sensazione; perché per un attimo ha perso il peso e il chiasso di un'umanità infestante.
I dialoghi si fanno serrati tra gli still life di Marco Ceraglia, che traduce la luce in suono sulle superfici smaltate delle bottiglie mosse dal gesto e le piccole incisioni di Pietro Desirò appena uscite da un taccuino di un seguace di Dürer; le uova di Giovanna Secchi custodiscono mondi autorigeneranti.
La pittura è tutta nelle dense e corpose pennellate di Veronica Paretta che circoscrive col segno il suo spazio vitale, le carte geografiche di Lea Gramsdorff profumano d’infanzia, di mondi perduti, ma rivelano anche ossessioni contemporanee; Nicolò Bruno sa essere intimo ed erotico come le anime che quando s’incontrano chiudono il mondo fuori; Irene Balia converte l’immagine in simboli intrecciati da relazioni e paradossi.
Con l’autoscatto Giulia Casula ci conduce dentro la straordinaria capacità che le artiste hanno sempre avuto nel riuscire a rappresentare la relazione tra corpo, ambiente, comunicazione. Simone Dulcis inabissa il suo pensiero dentro la carnalità dell’Informale mentre Irene Podgornik Badia sembra tessere le sue incisioni col gesto lento della ritualità appresa con il continuo esercizio.

[Efisio Carbone]

 
I palazzi storici che utilizziamo sono importanti luoghi di cultura, ubicati nel cuore di Castello o in zone periferiche, appartenenti - o appartenuti - a famiglie nobili della città di Cagliari. Essi raccontano la storia e le vicende della città e dell’Isola, sono quindi preziosi contenitori di memorie. Alla Galleria Macca, sita nel Palazzo Amat di San Filippo, che ha già una sua destinazione artistica, si apre un dialogo arte/spazio, con le opere d’arte che gli artisti invitati hanno realizzato nel 2020, durante il lungo e difficile periodo di lockdown. Questa mostra, sarà il motivo per un’articolata discussione sul significato dell’utilizzo di Spazi Storici in ambito Contemporaneo. 

[Casa Falconieri]


BIO
Lea Gramsdorff (vive e lavora a Cagliari). Attrice, pittrice e regista di origini tedesche, è diplomata presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Ha lavorato come attrice in numerose produzioni cinematografiche, televisive e di teatro e dal 2014 è autrice e regista teatrale. Dal 2005 ha esposto a Cagliari in spazi pubblici e privati, come lo Spazio P e lo Spazio (In)Visibile, e recentemente a Berlino e Tel Aviv. Nel 2019 al Museo Diocesano Arborense di Oristano e nel 2020 presso il MACC di Calasetta, ha presentato due progetti installativi in Duo con l’artista Simone Dulcis. Nel 2020 è artista in residenza presso il Ghetto di Cagliari, nel progetto "a place for art". Lea Gramsdorff si sofferma sul rapporto tra individuo e collettività, partendo dalla suggestione del quotidiano per raccontare il nostro tempo e il nostro rapporto con la memoria. Nell’utilizzo della carta come materiale prediletto, l’artista trova il supporto ideale per la sua ricerca: carte nautiche, pagine di libri, ritagli di opere d’archivio e documenti diventano parte integrante dei suoi progetti. Nel suo lavoro, ricco di spunti letterari, si riconosce l'influenza di cinema e teatro nella costruzione di "un'inquadratura" che collochi la figura in uno spazio pittorico o grafico per diventare racconto, mentre sui piani differenziati delle sue opere appaiono delicati simboli, che compongono il suo alfabeto espressivo fatto di oggetti e ricordi.





source: https://www.galleriamacca.com/eng/articles/exhibitions/2020/adstanza__231.html

Orestea: il canto a tenore irrompe nella tragedia greca

Teatro: il canto a tenore irrompe nella tragedia greca
Mannias firma per Sardegna Teatro l'Orestea di Eschilo

La cultura della Sardegna incontra il teatro greco, in un intreccio tra la potenza della tragedia, la musica e le suggestioni del canto a tenore. Valentino Mannias, Premio Hystrio alla vocazione, si cimenta con l'Orestea di Eschilo, che "racconta la nascita della democrazia in Occidente e il nostro rapporto con l' oltrevita", spiega il regista e attore. Lo spettacolo, prodotto da Sardegna Teatro, impreziosito dalle voci del Sòtziu Tenore Nugoresu (Gabriele Giuliano, Andrea Porcheri, Elias Brotzu e Luca Giovoni), debutterà nel 2021 nella necropoli di Tuvixeddu, a Cagliari. "Stiamo lavorando anche su una versione per i teatri al chiuso", annuncia Mannias, sua la regia e in scena con Giuseppe Palasciano, Lea Karen Gramsdorff, Marco Spiga, Maria Grazia Sughi, Marina Occhionero.



La pièce ha fatto il suo esordio, in forma di studio, al Teatro San Giorgio di Udine ed è stata al centro della residenza a Villa Manin curata dal co-produttore CSS Udine. Intanto fino al 13 settembre il cast abita lo spazio culturale Kymothoi, nella cittadina di Monemvasia, nel sud della Grecia, dove è in corso la residenza artistica resa possibile grazie alla collaborazione con Between the Seas. Mannias mette mano ad una originale rielaborazione drammaturgica che si intreccia con le musiche composte da Luca Spanu. La presenza del Coro a tenore, con la sua efficacia rappresentativa, sottolinea ulteriormente la funzione rituale dell'evento teatrale con artisti e pubblico disposti a cerchio e nel rispetto delle regole anti Covid.

Musica e canti religiosi e profani giocano un ruolo centrale, diventano elementi significativi della pièce. Le quattro voci del coro nuorese, che secondo la tradizione rappresenta la rielaborazione delle voci della natura, trovano una corrispondenza nei personaggi della tragedia: Agamennone, Oreste, Cassandra e il Chorus. "Durante il periodo di ricerca ci siamo interrogati sul nostro rapporto con la giustizia e la morte - racconta ancora Mannias - il nostro lavoro si concentra sull'analisi del testo originale per poi agire quelle parole sentendole necessarie oggi in una dimensione pubblica, rimettendo il Coro, inteso come comunità che rievoca la storia di Oreste, al centro della tragedia antica".


source: ansa.it

"A Place for Art" su Videolina - I 5 sensi dell'arte

Lea Gramsdorff e gli altri protagonisti del progetto A Place for Art sono ospiti del programma televisivo di Ambra Pintore "I 5 sensi dell'arte".

>>La puntata è visibile cliccando sull'immagine qui sotto;
in particolare la seconda parte ha inizio a 12:55, e l'intervista a Lea a 21:43.
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Ambra Pintore intervista Lea Gramsdorff

«L’ultima puntata di questa edizione è una riflessione condivisa sull’arte. Un gesto necessario per questo nostro mondo che continua ad essere ai margini delle agende politiche, ai margini della didattica scolastica, considerato dai più una professione inutile». Lo racconta Ambra Pintore che in prima persona opera e si adopera perché la professione dell’artista sia riconosciuta alla stregua di tutte le professioni. Con lei Simona Campus, direttrice artistica dell’Exmà e curatrice della mostra di Maria Jole Serreli "A casa mia avevo tre sedie". Mostra che ricostruisce le stanze della casa-atelier dell'artista e si snoda attraverso gli oggetti che sanno riscoprire la poesia delle piccole cose, che cercano di recuperare un rapporto armonico con la natura, con la terra, il legno e la pietra della nostra isola. 




Nella seconda parte della puntata sarà lo storico dell’arte Efisio Carbone a farci scoprire un altro progetto importante “A place for art. Studi d’artista al Ghetto” che vede lo spazio museale di Cagliari diventare luogo non solo di esposizione ma anche di produzione creativa, sede privilegiata per un ritrovato incontro tra il pubblico e gli artisti, alcuni dei quali, peraltro, proprio a causa della crisi originata dalla pandemia, hanno dovuto lasciare il proprio studio. A riflettere sull’arte ci saranno gli artisti e le artiste protagonisti dell’esposizione: Simone Dulcis, Lea Gramsdorff, Francesca Randi. La regia è firmata da Massimo Sulis.





A Place for Art - gallery #2

 




(ph. Francesca Manca Di Villahermosa)

Al Ghetto arriva "A Place for Art"

Alessandra Menesini
(L'Unione Sarda, 28 giugno 2020)  

Un tetto per gli artisti, quello bellissimo del Ghetto di Cagliari. Si intitola “A Place for Art” la rassegna curata per Consorzio Camù da Simona Campus e Efisio Carbone: inaugurata ieri, trasforma l'antica caserma in una fucina. Iniziativa concreta e utile, un'amabile rivoluzione rispetto ai canoni museali, che mette insieme tre autori e li fa lavorare live.

Sono Simone Dulcis, Lea Gramsdorff e Francesca Randi i primi tre coinquilini ospitati nel Centro Culturale Comunale fino al 26 luglio. Per loro, vaste pedane coperte dalla plastica, tavoli sui quali armeggiare e prendere il caffè, bianchi pannelli da riempire di segni e tutti gli arnesi del mestiere. Nonché, per ognuno, l'allestimento di un buon numero di opere scelte che raccontino, a chi li conosce e anche a chi non li conosce, il loro fare e pensare. A Simone Dulcis, abituato all'uso di solventi e di altri elementi tossici, è concesso di agire all'aperto e l’aperto in questo caso è una magnifica terrazza sul mare. Quanto alla sua produzione, più e meno recente, è allogata, con un piacevole disordine, nei locali adiacenti. Lea Gramsdorff e Francesca Randi si dividono l'immenso salone del piano medio del Ghetto ma non si sentono strette in questo spazio luminoso dall'altissimo soffitto.

La pittrice (e attrice) e la fotografa, a stretto contatto visivo. Lea Gramsdorff ha radunato le sue carte geografiche e le sue foglie della memoria, certe piccolissime cornici, certi quadri di delicata stesura. È pronta a usare i materiali davanti ai visitatori e a parlare, rispondere, spiegare tecniche e intendimenti.

Francesca Randi si è portata appresso uno stand con appesi le maschere e i vestiti adoperati nei suoi set. Chiederà alle persone di posare, forse di infilarsi uno di quei costumi di scena, oppure le riprenderà così come sono. Piazzate, pare sicuro, su un romantico fondale azzurro con rose e ramoscelli che sembra rinnegare le atmosfere dark delle sue serie precedenti. È l'imprevisto, l'elemento invisibile ma importante di una mostra in movimento, non si sa cosa nascerà dall'incontro - fissato dalle 18 alle 21, tutti i giorni tranne il lunedì - tra professionisti e viandanti. I tre ospiti si pongono con curiosità davanti alla situazione che li vedrà in una dimensione pubblica. Mi mancherà la solitudine, dice Simone Dulcis. Privazione compensata dal muoversi in un ambiente di grande fascino architettonico. Abitare il Ghetto, per quanto temporaneamente, significa accennare con garbo al generale e diffuso problema del reperire e pagare uno studio. Di solito errabondi, costretti a traslochi complicati dalla gran mole delle opere accumulate o a sistemazioni di fortuna, gli artisti hanno come primo bisogno un luogo in cui creare. E se sentono parlare della Manifattura Tabacchi, grande come un villaggio e ventilata sede di mai concessi atelier, sospirano.

Tra i prossimi nomi, in un avvicendamento che si concluderà il 18 ottobre, quelli di Federico Carta e Davide Volponi. Gli altri sono da definire e certo non mancheranno le adesioni a una proposta fattiva e in qualche misura sperimentale. Come requisiti sono richiesti la capacità di collaborare e la fiducia reciproca. Nonché una buona dose di concentrazione per non farsi distrarre dai colleghi. Dopo l'isolamento, la convivenza. Regolata, ovviamente, dalle severe norme anti pandemia.



Ingresso consentito a quindici soggetti ogni ora, gradita e consigliata la prenotazione tramite il numero 0706670190. Adelante, insomma, con juicio, come scrisse il Manzoni, per una riapertura prudente.

A Place For Art. Studi d’Artista al Ghetto

Il centro comunale d’arte il Ghetto riapre le porte con un nuovo progetto.

A Place For Art. Studi d’Artista al Ghetto, nasce dall’idea di sostenere il mondo dell’arte, ospitando gli artisti in questo periodo di grande difficoltà, legato all’emergenza sanitaria in corso. 















Dal 27 giugno al 26 luglio potrete vivere un’esperienza unica ed esclusiva: entrare dentro il processo creativo di un’opera e interloquire a tu per tu con Simone Dulcis, Lea Gramsdorff e Francesca Randi, che conosceremo meglio nei prossimi giorni.





Il progetto, curato da Simona Campus ed Efisio Carbone per Consorzio Camù rientra nelle attività in  programma dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Cagliari. 

L’ingresso alle mostre è consentito ad un massimo di 15 visitatori ogni ora e potrebbe essere necessario attendere all’esterno. È preferibile prenotare prima i biglietti chiamando lo 070 6670190 o scrivendo a ilghetto@consorziocamu.it