La Cagliari di Lea

Uno sguardo settentrionale

(testo di Giorgio Pellegrini)

Innanzitutto è uno sguardo dall'alto. Altitudine statica però, contemplativa e concentrica di un mandala o di un oblò di dirigibile o di una mongolfiera appena spostata da zefiri gentili, più che dinamica e aeropittorica visione futurista sfrecciante.
Non insomma - come si dice - a volo d'uccello Lea Gramsdorff vede le cose e le disegna colorate ma forse meglio, a sogno di volatile trasognato, di un Garuda che plana lento e oppiaceo tutt'intorno o di quel suadente Loplop, creatura volante dallo sguardo ceruleo dell'avifauna surreale del grande Max Ernst.
E in alto poi, che ci piaccia oppure no, c'è il nord o settentrione. Di là viene ed è sempre venuto il brivido dopo il tuono, le fantasie romantiche e tutti i colori della notte e dell'anima. Caleidoscopio di emozioni che mutano la realtà senza cancellarla, fondo di bottiglia come una

"Il limite" - Sardegna Andata e Ritorno

(testo tratto dall'intervista condotta da Clarita di Giovanni per la serie "Sardegna Andata e Ritorno")


Questo è un po' un discorso sui limiti che una persona che non è nata e cresciuta in Sardegna, che non ha l'isola geneticamente dentro, secondo me non riesce a metabolizzare così facilmente come chi ci è nato. Insomma col mio lavoro ho bisogno di confrontarmi con il resto del mondo, con quello che si fa ovunque, ed effettivamente la Sardegna non è un buon trampolino di lancio. Bisogna prendere una grandissima rincorsa perché sennò rischi di finire a mare. L'idea di partire da casa mia con la macchina e di non poter andare in qualsiasi direzione, est, ovest, nord, sud, senza limiti, ma di finire sempre in qualche modo a mollo mi turba, sì, mi turba.


È un posto confortevole dove vivere. Alla fine ci si confronta sempre in pochi, ci si misura con le persone che si conoscono. Questo da una parte è rassicurante, e capisco che per molti artisti sardi sia una certezza, che poi faccia anche paura uscire da questo meccanismo, da questo microcosmo "isola". Non mi dispiace la quotidianità, sento il limite del confronto. Non è una questione di poter prendere l'aereo, di essere una società mobile, perché poi alla fine partire da qua è sempre molto faticoso. Non tanto per il fatto dell'aeroporto, del check in, del fare i biglietti, dei costi, è proprio che ogni volta è una partenza, non è un mettersi in viaggio semplice, è un lasciare qualcosa e poi un ritorno, e quindi ogni volta è collegato a un po' di sofferenza. 
Non posso dire oggi di essere infelice di vivere qua. Come artista però ne risento, perché qui ho pochissime opportunità: il cinema è molto autoreferenziale, un cinema che parla ancora della Sardegna, molto vincolato alla sua matrice regionale, e quindi per me non c'è spazio, è ovvio, sono fuori ruolo. 
Il fatto di non confrontarmi come facevo un tempo con persone sempre nuove, con un grande movimento ideologico anche internazionale, avendo lavorato anche con molti registi o attori stranieri, ecco, qua mi manca un po'. C'è un po' una povertà nel confronto. La “new age” sarda c'è e l'ho vista anche evolversi sotto i miei occhi, perché sono qui da sei anni ed effettivamente è successo molto: il cinema si è svegliato, ha avuto una grossa spinta, c'è una certa competizione - che è salutare - tra i registi sardi, sono nati tanti scrittori, tantissimi festival, hanno aperto molte gallerie, si sta cominciando a creare un certo movimento. 
La cosa che trovo sempre un po' strana è appunto che gli artisti di qua si considerino comunque sempre dei registi sardi, degli scrittori sardi, dei pittori sardi. Questo lo trovo strano. Sarà che io sono una persona sradicata, sono tedesca ma sono nata in Italia, non ho mai avuto delle radici, che è la cosa che invidio di più ai sardi. Sì, forse c'è anche un po' di invidia in questo. Per cui credo che l'attrazione per questa terra sia nata anche da questo motivo, dall'essere una persona che non ha casa, non ha una terra che le appartiene. Ne ho sofferto sempre moltissimo da piccola e credo che anche il fatto che mi sia innamorata di un uomo sardo abbia a che vedere con questo, con l'attrazione verso questo radicamento, ho voglia di radicarmi da qualche parte. 
Però, per un artista credo sia comunque fondamentale tenere alto un respiro universale. Credo che questo appoggiarsi artisticamente alle proprie tradizioni e alle proprie radici sia un buon punto di partenza, ma non ci si può fermare a questo. 
Devo dire comunque che la Sardegna ha una sua magia assoluta che mi ha attirata, e non penso di essere qua per caso. Credo che ci sia sempre un destino per cui capitiamo in un posto, non è solo una scelta passiva il fatto di essere rimasta qua. Credo che ci sia qualcosa che devo ancora scoprire del perché sono capitata qua, c'è sicuramente un motivo buono.

Sardegna Andata e Ritorno



Sardegna, andata e ritorno” è un’antologia di ritratti, e insieme una mappa di ciò che c’è e si muove oggi dentro e fuori “il continente sardo”.

100 testimoni si raccontano, attraverso la loro ricerca, il loro vissuto, l’arte, la scrittura, la musica, il cinema. A volti noti e acclamati si alternano talenti più nascosti, giovani in formazione nella capitale, viaggiatori instancabili e altri che dalla Sardegna non si muovono quasi mai.




Il racconto si svolge attraverso i suoi protagonisti, senza voice over o interviste e si sviluppa nel confronto, nel filo che lega i ritratti dei personaggi l’uno all’altro, all’esperienza che evocano e alla storia del territorio e della loro cultura.

"La Cura"



Un'affascinante informatrice scientifica si trova in uno studio medico per presentare una nuova cura. La donna pare essere piuttosto convincente...










Interpreti: Lea Gramsdorff - Giulio Landis - Giacomo Casti

Regia: Tomaso Mannoni
Soggetto e Sceneggiatura: Tomaso Mannoni e Giuliana Perrotti

Fotografia: Alessandro Zonin
Montaggio: Mario Giua Marassi
Musiche: Stefano Rachel
Produzione e distribuzione: Sky Cinema




"Barbi nella bidonville"

La bambola 'Barbi' nella bidonville

di Grazia Pili
(L'Unione Sarda, 09/09/2006)



Per tenere a bada i suoi ascoltatori, si è armato di megafono e tamburo. Per attirare la loro attenzione ha scelto di raccontare la fiaba La farfalla coraggiosa. Carlo Birocchi il festival 'Baby Cappuccino' l'ha studiato a misura di bambini e con loro si è messo in gioco, ha saltato e girato in lungo e largo per piazza San Sepolcro, teatro all'aperto scelto per la maggiore parte degli spettacoli della manifestazione che andrà avanti fino a domenica mattina. E bene ha fatto se qualche oratore meno fortunato ha dovuto patteggiare con quella parte di pubblico impietoso che a metà scena ha deciso di andare a giocare da un'altra parte. Il pubblico bisogna conoscerlo, se

Nati ieri


Lea in "Nati ieri", serie tv diretta da Genovese e Miniero

Per Luglio Kaputt e sentimenti prêt-à-porter

Il sogno tra colore e forma

di Roberto Mura
(Il Giornale di Sardegna, 8 dicembre 2005)


Poesia che ispira pittura, pittura che ispira poesia. È un doppio gioco quello di Lea Karen Gramsdorff, pittrice che racconta lasciandosi trascinare dall'impeto della creazione. Un gioco che corre su mondi paralleli dove l'osservatore è invitato a entrare col cappello in mano, per salutare luoghi trasfigurati dall'immaginazione, dal ricordo, dai turbamenti quotidiani, dalla ricerca di una nuova dimensione. È la sua prima personale, quella inaugurata ieri – durerà due settimane – allo Spazio P di vico Barcellona 7, a Cagliari, intitolata "Per Luglio Kaputt e sentimenti prêt-à-porter", in omaggio ai versi di Majakovskij. Ma c'è anche la poetessa Alda Merini tra le tributarie delle sue opere. Che sono una ventina, a tecnica mista su tela e su tavola. "Mi piace dipingere per terra, con le mani, graffiare il quadro, bucarlo, avvitare, inchiodare. Mi avvince la stratificazione del colore", ammette l'artista di origini tedesche, vissuta tra Roma e Milano e ora cagliaritana d'adozione. "Sono molto legata alla mia fanciullezza – racconta – e seppure i miei lavori non possano definirsi infantili, possiedono di sicuro la sfrenatezza di quell'età".

I quadri sono strabordanti di immagini, evocazioni, scritte. "Libera",

L'isola di Zelda




"L'Isola di Zelda"
è un cortometraggio prodotto dal Centro Sperimentale di Cinematografia,
scritto e diretto da Anna Wasch,
interpretato da Lea Gramsdorff con Davide Fabbri e Alessandro Lucente.

Nel corto è possibile vedere anche alcuni quadri dipinti da Lea.




regia: Anna Wasch
soggetto e sceneggiatura: Anna Wasch, Francesco Lo Dico, Mauro Maugeri
                                       (libero adattamento dell'antico mito di Amore e Psiche)
fotografia: Osama Abou El Kahir
quadri: Lea Gramsdorff
montaggio: Andrea Santoro
suono in presa diretta: Alessandro Castiglione
montaggio del suono: Piergiuseppe Fancellu
scenografia: Francesca Amato
costumi: Virginia Gentili
organizzazione: Enrico Finocchiaro
produzione esecutiva: C.S.C., Elisabetta Bruscolini, Domenico Maselli